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POVERI MA ONESTI (editoriale febbraio 08)
DANNI DA SCORRETTA ESECUZIONE TECNICA DEGLI ESERCIZI
LA LEGGENDA VALACCA DI BRAGA-BUONOMO
CHI INSEGNA ALLINSEGNANTE?
CATTIVE FUSION E BATTERISTI CLONATI

POVERI MA ONESTI
Una volta, per insegnare in uno dei pochissimi conservatori di musica esistenti in Italia, bisognava possedere le qualità per vincere un difficile concorso a cattedra o essere una celebrità.
Questo sistema, altamente ed obiettivamente selettivo, garantiva insegnanti già famosi per esperienza e cultura musicale.
Il nostro maestro di solfeggio, ad esempio, quando si sedeva al pianoforte per farci esercitare con il dettato melodico creava composizioni estemporanee che erano autentiche perle musicali.
Questo insigne didatta, pur venendo a scuola con i pantaloni rattoppati (per gli stipendi di fame di una volta), faceva decine di lezioni private supplementari, a casa sua, senza pretendere mai una lira da nessuno.
Anche adesso, naturalmente, ci sono valenti insegnanti che fanno più del loro dovere, accettando gratuitamente persino allievi in soprannumero nelle loro classi. Noi, però, oltre a denuncie d'impreparazione e superficialità, siamo costretti a registrare anche segnalazioni di studenti i cui insegnanti fanno un indegno commercio vendendo strumenti inidonei all'uso, libri e brani musicali in fotocopia e impartendo lezioni private (a pagamento) sia ad allievi privati, che ambiscono di entrare in conservatorio, sia agli stessi studenti, per i quali già percepiscono uno stipendio.
Alcuni genitori, capita l'antifona, fanno preparare i figli per l'esame di ammissione agli stessi docenti che poi (disonestamente) faranno parte della commissione che li dovrà giudicare. Così i futuri musicisti non saranno i più dotati musicalmente, ma i furbi più dotati di mezzi economici che, con la complicità dei docenti, tolgono posti ad elementi di maggior talento.
Tempo fa, il titolare di un grande negozio di strumenti musicali ci raccontò che aveva allontanato in malo modo dal suo esercizio commerciale due insegnanti che gli avevano proposto di aumentare il prezzo degli strumenti venduti agli allievi mandati da loro, per poi intascare la differenza. E che dire poi di chi organizza concorsi senza montepremi, nei quali si paga una cifra d'iscrizione per ricevere, in caso di vittoria, un semplice attestato o, al massimo, uno strumento offerto dallo sponsor di turno?
Un tempo si insegnava ai bambini che "La musica è un'arte con la quale si possono esprimere i migliori sentimenti dell'anima".
Evidentemente, quando fu ideata questa bella definizione, nessuno pensava che un giorno squallidi mercanti della musica avrebbero espresso i peggiori sentimenti.
DANNI DA SCORRETTA ESECUZIONE DEGLI ESERCIZI
Suono la batteria da 13 anni e nel 2000 mi sono deciso a prendere lezioni in una scuola pubblica, per acquisire la tecnica tanto anelata.
Ho sempre suonato in maniera grezza ma originale e potente, e durante le lezioni, visto il curriculum di studi dellinsegnante, pendevo dalle sue labbra.
Prima suonavo in maniera priva di tecnica e, malgrado lo scarso risultato, tutto ok. Invece, dopo le lezioni ho sviluppato una tendinite. Così, dopo aver letto in un vostro numero l'articolo di Buonomo sullargomento, ho pensato di scrivervi per un parere.
Giorgio, via e-mail.
Caro Giorgio,
Nel mio libro Sapere per suonare ho scritto che L'insorgenza di una tendinite in un musicista, può essere agevolata da molti fattori, tra cui: errori nel modo di studiare, esecuzioni impegnative a freddo (cioè senza riscaldamento preventivo) o, semplicemente, da eccessivi carichi di lavoro o difetti posturali.
I tendini sono elementi fibrosi che allacciano i muscoli alle ossa. La loro funzione consiste nel trasformare in movimento la forza prodotta dalla contrazione muscolare.
La tipica tendinite che colpisce i batteristi, di solito è causata da eccessivi, ripetuti e anomali sforzi muscolari che, provocando continui microtraumi, producono la dolorosa infiammazione dei tendini.
Un batterista (che fu mio allievo un tempo, ma sembra aver dimenticato i miei insegnamenti) ai suoi allievi fa studiare degli esercizi che dovrebbero rinforzare i polsi, utilissimi
per fisioterapisti. Si tratta, in buona sostanza, di stringere al massimo le bacchette e di suonare con la sola articolazione dei polsi. Proprio quello che ci vuole per non disperdere le micidiali vibrazioni delle bacchette e facilitare linsorgere di una delle tendiniti più famose, assieme alla pubalgia dei calciatori: lepicondilite (nota anche come gomito del tennista)!
A questo punto, caro Giorgio, non posso fare altro che elencare quello che, a mio avviso, sono i tre errori tecnici che si dovrebbero evitare quando si studia.
1) Alla contrazione muscolare, necessaria per ottenere incisività, bisognerebbe far seguire un immediato rilassamento, per disperdere le vibrazioni (e ottenere anche un suono vibrante). In caso contrario, si crea un pericoloso sbilanciamento tra la forza muscolare e lo sforzo al quale sono sottoposti i tendini.
2) Il movimento del polso (larticolazione) non deve essere irrobustito. Da evitare, quindi, applicazioni tecniche inventate da persone che non sanno nemmeno qual è la differenza fra un muscolo e un tendine.
3) Il forte si dovrebbe ottenere con la velocità del movimento (e non con la forza muscolare).
Infine, per evitare e prevenire le tendiniti bisognerebbe fare esercizi ad hoc di stiramento dei muscoli (il famoso stretching), esercizi che io ho sempre fatto fare ai miei allievi e illustrato anche in alcuni miei libri.
Dopo esserti rivolto a un medico, se il malanno che ti ha colpito non scompare con il riposo e con le cure tradizionali, potresti anche provare con la chiroterapia che, in alcuni casi, produce ottimi risultati.
Con tanti auguri per una pronta ripresa degli studi.
LA LEGGENDA VALACCA DI BRAGA/BUONOMO
(Dal Reportage di Valerio Valentini pubblicato sul numero di marzo 08 di Percussioni
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Lidea di richiedere al M° Buonomo una versione per strumenti a percussione, di uno dei brani dellOttocento più conosciuti ed eseguiti al mondo, è nata durante le manifestazioni indette per la ricorrenza del primo centenario della scomparsa del grande violoncellista e compositore che si sono svolte in varie città dItalia
in chiusura delle manifestazioni
è stata eseguita la Leggenda valacca: prima, in versione originale, per canto, violoncello e pianoforte poi, nella rilettura in chiave contemporanea, per quintetto di percussioni di Antonio Buonomo.
Chi si aspettava un minimo di dissenso per la libera e moderna interpretazione affidata a timpani, tom-tom, timbales, Hi-hat, vibrafono, ecc. è rimasto profondamente deluso.
Nella presentazione del suo lavoro, il maestro Buonomo ha spiegato che il primo obiettivo che si è posto è stato quello di cercare di annullare la seduzione romantica del brano attraverso un uso massiccio di accordi dissonanti e di scoppi percussivi, per poi, nella seconda parte, far riemergere la melodia originaria in tutto il suo splendore con varianti ad hoc e con il suono etereo della marimba e del vibrafono.
Potenza e magia delle percussioni che sapientemente addomesticate da Clara Perra, al vibrafono e campane tibetane; Antonello Cancelli, alla marimba, tom-tom e campanelli; Cristiano Pomante al glockenspiel, vibraslap e cimbalini; Antonello Scarinci, ai timpani, piatti e bastone della pioggia; Matteo Candeloro ai timbales, gong, flexaton e triangolo, hanno suscitato un tale entusiasmo nel numeroso pubblico presente da rendere necessaria una seconda esecuzione integrale del brano.
Levento ha dimostrato, al di là di facili suggestioni, che il pubblico è pronto per accogliere con competenza la portata innovativa della musica contemporanea e che i tempi sono ormai maturi per osare sempre di più, dal punto di vista musicale, anche in manifestazioni dedicate alla celebrazione dei grandi maestri del passato.
CHI INSEGNA ALLINSEGNANTE?
(grido di dolore di un giovane studente)
Salve gentile maestro Buonomo,
sono uno studente straniero e frequento il quarto anno di percussioni in un conservatorio italiano. Prima di entrare in conservatorio, ho avuto un insegnante che mi ha preparato per l'ammissione.
Questa persona, i cui metodi di insegnamento erano alquanto discutibili, mi ha solo spiegato ed illustrato la tecnica del tamburo, e proprio un cenno di timpani.
Entrato in conservatorio sono stato catapultato in questo mondo accademico, affascinante e difficile.
Ho passato circa tre anni tra cenni di timpani, studiati in modo alquanto superficiale, e marimba.
Il mio problema è questo: ho notato che ultimamente anche il mio insegnante attuale è molto superficiale, e mi ritrovo con una discreta tecnica sul tamburo, con poca esperienza sui timpani, e senza la più pallida idea di cosa sia una marimba.
Con questo strumento ho portato diversi studietti agli esami molto ma molto elementari.
Sono convinto che tutto questo è davvero poco, al quarto anno di studio dovrei essere
molto più avanti!
Il mio insegnante non mi ha seguito più di tanto, e trovandomi di fronte agli ostacoli della "lettura" mi sento in un punto morto, e vedo la marimba come uno strumento sconosciuto.
Sto avendo diversi problemi sulla lettura, per imparare gli studietti sto tantissimo tempo, e in più mi sono demoralizzato perchè mi sento poco seguito.
Non so cosa pensare, mi ritrovo questa montagna gigante, ho una marimba che mi è costata sacrifici e non so da dove partire... Vorrei tanto migliorare la mia lettura, ma il metodo Goldemberg per marimba mi sembra così pesante e antimusicale!
Cosa posso fare? A volte mi viene da pensare che non sono portato per la musica, e sto perdendo solo tempo.
Amo la musica, classica e jazz , e non potrei vivere senza.Adoro l'arte della percussione, ma mi sento demoralizzato, mollerei tutto.
Adoro le tastiere e in futuro vorrei poter apprendere l'arte dell'improvvisazione applicarla sul vibrafono.
Spero che lei legga questa e mail, ho davvero tanta voglia di studiare e apprendere, ma non mi sento molto seguito e il mio morale è un po' a terra.
In attesa di una sua risposta le porgo i miei cordiali saluti.
(lettera firmata)
Caro amico,
innanzitutto su col morale!
Se uno studente riesce a capire tutto quello che è scritto nella Sua lettera significa che in lui cè tutto quello che serve per diventare un buon musicista. Perciò, lasciamo da parte il proposito di mollare tutto e cerchiamo una soluzione al problema.
Purtroppo, come affermava uno dei miei maestri: Anche linsegnante meno preparato trova sempre qualcuno meno preparato di lui che lo ammira. E così si tira a campare e tanti giovani dotati ne pagano le conseguenze.
Da quando la politica ha stabilito che un musicista deve scegliere se suonare o insegnare abbiamo avuto insegnanti che non hanno mai suonato e bravi concertisti o orchestrali ai quali è proibito insegnare. Sarebbe come se alla facoltà di medicina insegnasse un chirurgo che non ha mai operato. Fortunatamente ci sono ottime scuole private con insegnanti qualificati che, però, hanno un costo che non tutti si possono permettere.
Lei dice: Il Goldemberg per marimba mi sembra così pesante e antimusicale! Ma se molti insegnanti (me compreso) la pensano come Lei altri, per pigrizia o ignoranza, lo considerano validissimo. In ogni caso la lettura estemporanea non si acquista dedicandosi all'apprendimento di studietti antimusicali.
Vada nella biblioteca del Suo conservatorio e prenda degli studi per strumenti melodici, come flauto, violino, oboe, ecc. (dove ci sono molte note). Dimentichi i gesti della mano e il ritmo e legga solo le note ad alta voce (come se leggesse le parole di un libro senza punteggiatura). In questo modo imparerà a leggere le note senza essere distratto da altri componenti della notazione quali, ad esempio, il ritmo. Dopo aver imparato a leggere le note a grande velocità e senza indecisioni, aggiunga il ritmo. Superata con successo questa prima fase di studio, della durata approssimativa di due settimane, ritorni alla marimba e cominci la vera lettura con esercizi ad hoc.
Questi primi esercizi di lettura su misura, devono avere frasi musicali brevi (da poter essere memorizzate allistante), qualche nota lunga e qualche pausa che permetta di passare dalla parte che si sta leggendo alla tastiera, e viceversa, senza perdere il segno.
Il leggio va sistemato in modo da intravedere una parte considerevole della tastiera (mentre si leggono le note) e, infine, non sono da sottovalutare degli esercizi, che si possono trovare su un qualsiasi manuale yoga, per allargare il campo visivo verso il basso, verso lalto e ai lati; ossia verso il registro basso e verso quello acuto.
Se Le servono altre spiegazioni mi scriva ancora al mio indirizzo personale e sarò ben lieto di aiutarla.
Con i migliori saluti e tanti auguri per la buona riuscita dei Suoi studi.
Antonio Buonomo
CATTIVE FUSION E BATTERISTI CLONATI
Egregio M° Buonomo,
prima di tutto volevo congratularmi con lei per il lavoro che svolge da tempo sulla rivista Percussioni ed in particolare per il bellissimo editoriale sul n° 192 Poveri ma onesti.
Ho cominciato a studiare la batteria a circa sedici anni, nel lontano 1987 (ricordo benissimo, ancora oggi il mio primo metodo "L'arte della percussione" che lei sicuramente conosce...)
Dopo circa 2 anni iniziai a suonare nei locali, su qualche nave da crociera e in qualche spettacolo teatrale
erano gli anni delle grandi aspettative.
Vittima (oggi a mio giudizio) della cattiva fusion degli anni 80/90, per i successivi due anni cominciai a prediligere e a seguire un percorso didattico non congruente con la mia vera passione, e oggi sono poco riconoscente alla musica che in quegli anni estremizzava troppo la tecnica a svantaggio della creatività musicale.
Da qualche anno il mio lavoro è totalmente diverso ma, non riuscendo a vivere la musica come un ricordo del passato, ho deciso di riprendere un percorso didattico che valorizzi la creatività artistica e non solo la tecnica.
Collegandomi al suo articolo "Poveri ma onesti", le devo dire che guardando l'offerta didattica nazionale, un minimo di sconforto e imbarazzo credo sia lecito....
I discepoli dei grandi maestri del passato dove sono? Oggi da quello che osservo in giro, si pubblicizzano percorsi didattici americani ai quali, probabilmente, nemmeno più gli stessi americani credono più.
Essendo un assiduo frequentatore di concerti live, ho notato che ci sono una trentina di "nuove leve" (tra cui anche nomi blasonati o recensiti su riviste) che a sentirli suonare ci si rende subito conto che sarebbe bastato ascoltarne uno per conoscerli tutti....
Sono certo che ci siano professionisti validi, ma il mio problema è che non vivendo più da tempo il settore dall'interno, le informazioni didattiche pubblicitarie che ricevo sono esattamente quelle di cui non ho bisogno.
Ai miei tempi la scuola napoletana era ricca dal punto di vista didattico, e oggi?
a chi dovrei rivolgermi? quanti km bisogna percorrere per delle lezioni musicali "serie"?
Per parafrasare una massima di Roach: Meglio un musicista che un batterista, ancor meglio un artista che un musicista.
Mi rendo conto che fare dei nomi è fastidioso ma le sarei molto grato se mi desse qualche indicazione precisa.
Ricordandole che aspetto con estremo interesse il suo pensiero in merito, le invio i miei più sinceri e cordiali saluti.
Vincenzo
Caro Vincenzo,
la ringrazio per i complimenti riguardanti l'editoriale "Poveri ma onesti". Ho approfittato dell'occasione per rispondere alle sollecitazioni di persone che, per dignità o per mancanza di mezzi economici, non intendono sottostare alle prevaricazioni di certi docenti.
Mi spiace che il suo e mio primo metodo L'Arte della percussione, datato 1965, non sia bastato a darle la carica per continuare la carriera di musicista. Nel più recente Beyond the rudiments ho cercato di chiarire lo scopo degli esercizi fondamentali. Il sottotitolo (Quando la tecnica diventa musica) mi sembra fornisca una prima risposta alle sue domande, nel senso che è bene evitare che la tecnica diventi uno scopo e non rimanga un mezzo .
La fusion, buona o cattiva che sia, va sempre trattata applicando la tecnica secondo gli stilemi del genere predominante. Questo significa che se in un brano fusion di jazz rock predominano gli strumenti elettrici ed elettronici, come tastiere, chitarre, ecc. il batterista non potrà applicare la tecnica con lo stile che userebbe in un complesso di jazz classico, formato da pianoforte, clarinetto, tromba, ecc. Perciò, la sua personalità artistica e la sua creatività si devono esprimere, nel giusto contesto musicale, applicando le dinamiche in modo diverso e adeguando l'accompagnamento al genere dominante.
Nel caso di combinazioni (o fusion) tra più generi musicali differenti, e in netto contrasto tra loro, sarà lo stile della frase musicale a suggerire la giusta interpretazione. La Rapsodia in blu di Gershwin (modello di fusion ante litteram risalente al 1924), ad esempio, è la fusione di due generi musicali: la musica jazz e la musica classica. È quindi evidente che le frasi jazzistiche andranno eseguite in maniera jazzistica e quelle classiche in modo classico; così come alcuni sincopati de La fanciulla del west di Puccini andrebbero eseguiti in maniera jazzistica. E qui uso il condizionale perché la formazione musicale dei "classici" è quasi sempre condizionata da un "imbarazzante" perfezionismo scolastico.
Gli italiani sono fondamentalmente esterofili ma, a volte, dopo aver affrontato costosi viaggi all'estero (per seguire il miraggio dei percorsi didattici da lei indicati) ritornano affermando di non aver appreso niente di più di quello che già sapevano. Joe Morello definì Peppe Merolla "Un batterista eccezionale della nuova generazione!" E con quest'affermazione intendeva anche dire che non aveva nulla da insegnargli.
Chissà come sarebbero andate le cose se Merolla (che risiede da anni New York), invece di andare da Morello, si fosse iscritto a uno dei tanti decantati corsi di batteria che si svolgono nella Grande mela?
La massificazione dei percorsi didattici, assieme a generi musicali nei quali c'è pochissimo spazio per fantasia e inventiva producono strumentisti che si assomigliano sempre di più.
Proprio per questo, senza scomodare Roach, tutti dovrebbero sapere che l'insegnante va scelto con la stessa cura con la quale si sceglie il medico: perché al primo si affida la salute; al secondo, l'avvenire.
Un mio allievo di Napoli, che studiava anche il violino, era costretto a recarsi a lezione da un famoso violinista di Ginevra una volta il mese. Lei, fortunatamente, non deve fare tanti Km perché può trovare l'insegnante che cerca nella sua stessa città o, al massimo, nella capitale.
Mi scriva al mio indirizzo personale e le farò una rosa di nomi.
Con la speranza di poterla annoverare di nuovo fra i colleghi e amici batteristi creativi
la saluto cordialmente.
Antonio Buonomo
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